La Via Francigena

Il pellegrino moderno è un credente, un turista religioso alla riscoperta di luoghi sacri, di frammenti di assoluto, di una spiritualità profonda e di un contatto silenzioso e raccolto con Dio e con se stesso.
Il pellegrinaggio è oggi un’esperienza di fede, ma anche un percorso culturale che ha lo scopo di far conoscere le nostre più antiche tradizione e di ricollegarle alla comune civiltà europea.

La Via Francigena è un itinerario che appartiene alla storia, una strada millenaria percorsa nell’antichità da migliaia di pellegrini che, dal regno dei Franchi, si recavano verso i luoghi sacri, a  Roma o in Terra Santa o che, in un percorso inverso  risalivano verso Santiago di Compostela. Nobili, autorità ecclesiastiche, gente comune, per desiderio di espiazione o di evasione, lasciavano tutto quanto possedevano per intraprendere un viaggio che era continua ricerca: in gruppo, con bisaccia, bordone, petaso e conchiglia, trovavano rifugio presso abbazie, pievi, hospitales, distribuiti lungo il cammino.
Questo sistema viario, contraddistinto da molte varianti, trova ufficialità nel diario di viaggio dell’arcivescovo di Canterbury, che nel 990, dall’Inghilterra si reca a Roma: Sigerico annota un’ottantina di tappe in un percorso preciso anche nella descrizione dei punti di sosta.

I pellegrini entravano in territorio piacentino attraversando il fiume Po all’altezza di Soprarivo e raggiungevano Piacenza dopo aver superato Calendasco; da Piacenza il tragitto proseguiva lungo la via Emilia attraversando San Lazzaro, Montale, Pontenure, Cadeo, Fiorenzuola.
A Fiorenzuola si poteva scegliere se proseguire verso Fidenza, oppure seguire la Via Romea della Val d’Arda, lungo il tragitto che oltre a Castell’arquato toccava Vigoleno e Vernasca, oppure proseguire dopo Lugagnano, per Mignano e Morfasso.
I due percorsi si ricongiungevano al passo del Pelizzone, per confluire nel cammino di Sigerico a Pontremoli.
Dal pavese si poteva invece raggiungere Piacenza passando per Castel San Giovanni,  Sarmato (qui si sostava nel ricordo del santo pellegrino Rocco di Montpellier) e San Nicolo’.
Molti pellegrini nordici sceglievano invece di percorrere la Val Trebbia alla volta di Bobbio, attirati dalla presenza della tomba del santo monaco irlandese Colombano; per ricollegarsi all’itinerario principale, da Bobbio si seguiva la cosiddetta “via degli abati”, che  permetteva di ricongiungersi al percorso sigericiano all’altezza di Pontremoli, dopo aver superato Coli, Mareto, Boccolo Tassi, Bardi, Borgotaro, e il Passo del Borgallo

Dopo aver visto transitare generazioni di fedeli l’antica via di pellegrinaggio è in attesa di ritornare protagonista, tuttavia, chi la percorre nel tratto piacentino, trova infinite testimonianze: dai monumenti religiosi del centro storico di Piacenza, all’abbazia cistercense di Chiaravalle della Colomba, alle pievi romaniche, agli antichi monasteri.
L’esperienza di fede si coniugherà perfettamente con la bellezza della natura, l’espressività dell’arte, il gusto della tradizione gastronomica del territorio, perché il pellegrinaggio oggi è un’esperienza dalla motivazione molteplice: religiosa, culturale, storico artistica, di comunicazione e di incontro, di valorizzazione della natura e del paesaggio.